L’intelligenza artificiale sta cambiando profondamente anche il modo in cui vengono commesse le truffe legate alle criptovalute. Deepfake, chatbot che simulano consulenti finanziari, bot di trading che promettono rendimenti automatici: strumenti sempre più sofisticati vengono utilizzati per costruire schemi fraudolenti difficili da riconoscere, anche da un investitore attento.
Di fronte a questo scenario, una domanda diventa centrale: quali sono, dal punto di vista penale, le responsabilità di chi utilizza l’intelligenza artificiale per truffare e di chi, anche indirettamente, mette a disposizione gli strumenti per farlo?
Il quadro penale italiano applicabile alle truffe crypto assistite dall’IA
Il ricorso all’intelligenza artificiale non cambia la natura giuridica del reato commesso, ma può incidere sulla sua qualificazione e sulla sua gravità. Le fattispecie più ricorrenti nelle truffe crypto realizzate con il supporto di strumenti di IA sono:
- la truffa (art. 640 c.p.), quando la vittima viene indotta in errore attraverso artifizi e raggiri, oggi spesso generati o amplificati da contenuti creati con l’IA;
- la sostituzione di persona (art. 494 c.p.), nei casi di deepfake o cloni vocali utilizzati per impersonare un soggetto reale;
- il riciclaggio e l’autoriciclaggio, quando le somme sottratte vengono fatte transitare attraverso wallet e piattaforme per occultarne la provenienza.
Quando l’utilizzo dell’IA aggrava la responsabilità
L’impiego di strumenti di intelligenza artificiale per rendere più credibile una truffa, ad esempio attraverso un deepfake, un audio clonato o un chatbot che simula un consulente reale, non rende il fatto meno grave. Al contrario, la sofisticazione della tecnica utilizzata e la capacità di raggiungere un numero elevato di vittime in tempi rapidi sono elementi che il giudice può valutare ai fini della determinazione della pena.
La responsabilità di chi progetta e distribuisce strumenti IA utilizzati per truffare
Accanto alla responsabilità di chi materialmente organizza la truffa, si apre un tema più ampio: quello della responsabilità di chi fornisce piattaforme, bot o servizi di intelligenza artificiale sapendo, o potendo ragionevolmente sapere, che vengono utilizzati per finalità fraudolente. Si tratta di un profilo in evoluzione, sul quale la normativa europea sull’intelligenza artificiale e la giurisprudenza sono destinate a intervenire sempre più spesso nei prossimi anni.
Il ruolo della difesa penale nelle truffe crypto “assistite” dall’IA
Per la persona offesa, affrontare una truffa realizzata con strumenti di intelligenza artificiale richiede competenze che uniscono il diritto penale all’analisi tecnica: individuare gli indirizzi wallet coinvolti, ricostruire i flussi di denaro sulla blockchain, raccogliere le comunicazioni scambiate con falsi consulenti o bot, e tradurre questi elementi in una querela solida, utile alle indagini e a un’eventuale azione di recupero delle somme sottratte.
L’Avv. Alessandro Santoro assiste persone e aziende vittime di truffe online e di frodi legate alle criptovalute, anche quando realizzate attraverso strumenti di intelligenza artificiale, con specifica competenza nel diritto penale e nell’analisi delle transazioni su blockchain.
Se sei stato vittima di una truffa in cui sospetti sia stata utilizzata l’intelligenza artificiale, è importante intervenire tempestivamente per valutare le possibili strategie di tutela.
Avv. Alessandro Santoro
Diritto penale – Truffe online – Frodi informatiche – Criptovalute
Bologna Piazza Galileo 5 – mobile +39 3286841828
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